Oltre il content marketing

Riprendo uno dei temi su cui sto ragionando in questi giorni, stimolato da alcuni post, tra cui questo pubblicato sul Guardian: “how brands can move beyond content marketing“.
Il punto, o se vogliamo la sfida /opportunità che si apre ai brand è quello di essere “di rilievo” per la propria audience, per i propri clienti.
Uno dei modi per guadagnare l’attenzione dei propri consumatori è proprio quello di scrivere contenuti interessanti, contestuali, real-time rispetto ai temi al momento più dibattuti, maggiormente oggetto di attenzione e conversazione.  Personalmente sono affascinato alle applicazioni di real-time predictive analytics che stanno nascendo.
Il dibattito che si sta sviluppando in rete ruota attorno al seguente interrogativo:

val la pena per un’azienda diventare una media company? E se sì, come diventarlo?

in altre parole, come scrive Michael Brito nel suo libro Your Brand,  di cui vi ho già parlato, le aziende dovrebbero trasformarsi in fabbriche di contenuti,  non solo testuali, cioè diventare, almeno in parte delle aziende media. Nel Post del Guardian si parla di contribution marketing, di quali leve (il divertimento, l’intrattenimento, l’utilità, la spinta sociale o emozionale) le aziende possono utilizzare per contribuire. Certamente l’idea di Samsung di mettere dei sensori a led sul ponte dei suicidi è a dir poco geniale, oltre che socialmente utile.

La scelta non è di lieve impatto. Significa investire in risorse, creare un Social Business Command Center (ancora per citare Michael Brito) che coniughi la capacità di ascolto con quella di creazione e/o rielaborazione di contenuti caldi, in tempo reale.  La mia umile domanda, se penso al contesto in cui vivono oggi le aziende italiane, è allora:

“chi può permettersi di assoldare una squadra di giornalisti, di investire risorse in piattaforme e strumenti di content marketing come Newscred o SkyWord?”

Andare oltre il content marketing diventa comunque un imperativo categorico per molti mega – brand (su tutti RedBull, ma anche PepsiCo) che hanno saputo creare contenuti, eventi, notizie che hanno saputo attrarre l’attenzione di tutti. Lo sarà anche per le aziende italiane? Quali di questi potranno permettersi, in termine di visione e operations, realizzare un Social Business Command Center?

 

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