Rinchiuso in casa, al riparo dal freddo e dal gelo, mi rifocillo con formaggio francese e tra una slide e l’altra di un corso che sto preparando, mi ritrovo a pensare.
No, non sono un artista, anche se a volte mi piace pensare di essere in grado di creare.
Piuttosto un Fotografo, un testimone, un cronista, un narratore, uno scrivano. Henri Cartier-Bresson diceva che si fotografa in 3 modi o con 3 mezzi: con gli occhi, la mente e il cuore, questo ho sentito oggi alla Radio.
L’Artista si esplica nell’opera d’arte, esiste nel momento in cui si confronta con la propria Creatura, il Cronista si limita a raccontare ciò che vede, sente, ascolta, o forse immagina che avvenga.
Ecco, quello che penso è che quello che nasce attorno a me, con i miei figli e la mia famiglia, è come una scultura di pongo che cambia e si traforma ogni giorno, e che io posso a volte fermare su una pellicola, racchiudere in un’immagine, o soffermarmi a raccontare e descrivere, anche solo con 1 post su Facebook, 1 tweet o una nota sul mio Moleskine.
Lo faccio per me, mi fa stare bene, mi rende allegro, forse lo sto facendo un po’ anche per loro, per quello che saranno e un giorno forse per aiutarli a ricordare quale stupenda opera d’arte sono stati, in continua trasformazione, davanti ai miei umili occhi di Fotografo, che usava però anche la mente e il cuore.
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