I miei influenzatori
L’altro giorno parlando con una mia amica mi sono chiesto chi fossero o fossero state le persone, gli incontri, le parole, i gesti che hanno maggiormente influenzato il mio agire e il mio pensiero. Se infatti l’influenza è la capacità, il potere di far cambiare idea, opinione e di indurre una determinata azione di una persona, mi sono allora chiesto, chi con il proprio esempio, o con le proprie parole mi ha fatto cambiare idea o direzione.
Certamente i “soliti noti”: i miei genitori, nel bene e nel male, hanno influenzato i miei passi, ma anche la mia maestra delle elementari Miriam, o Paola Marcella, la mia Professoressa di Latino e Greco del Liceo.
Due persone che non ci sono più ma che hanno influenzato i miei gusti, facendomi scoprire l’amore per la cultura e per l’amicizia.
Con entrambe non sono stato solo uno scolaro ma ero diventato anche un amico, una persona.
Ma sto parlando di persone con cui ho passato molto tempo, il tempo della scuola, l’età dell’innocenza..persone che erano lì “per influenzarmi” in quanto istituzionalmente deputate alla mia formazione.. per cui in un certo senso era destino che fosse così..
C’è stato invece un episodio, un incontro, anche solo online, che ha influenzato la mia vita? Mi sono chiesto..
Ecco la mia storia
Era l’inizio del 1995, ed io, novello ingegnere, avevo trovato lavoro a Sasso Marconi, all’Arcotronics. Il mio primo lavoro vero!
il mio ruolo era quello di Tecnico Commerciale (strana definizione a dire il vero, perfetta sintesi del compromesso all’italiana), all’interno della Divisione Meccanica; il business era la produzione di macchine elettromeccaniche per la produzione di condensatori in film di alluminio e batterie.. un business internazionale con clienti in tutto il mondo. Così dopo alcuni mesi Mauro, il mio capo coi baffi (neri corvini) decise di portarmi in trasferta con lui a fare un tour in Spagna per incontrare tutti i clienti spagnoli. Una settimana circa di viaggio con tappe a Barcellona, Madrid e Malaga.
Per un ragazzo (cresciuto) di 28 anni che non era ancora mai stato in Spagna, era una prospettiva ed un’esperienza davvero interessante. E poi Mauro era simpaticissimo, affabile, da bravo Direttore Commerciale, da bravo emiliano…
Fu così che arrivammo a Barcellona, dovevamo incontrare un paio di clienti, tra cui Philips e Siemens, presso le loro sedi alla periferia di Barcellona; alloggiavamo in un bell’hotel in Avenida Diagonal, non ne ricordo il nome ..
Ebbene una mattina mentre facevamo colazione in Hotel, notammo due italiani, un uomo maturo e una ragazzina, che facevano anche loro colazione ad un tavolo accanto. L’uomo aveva una faccia nota, e non tardammo a scoprire chi fosse. Infatti Mauro, non potè esimersi dall’ attaccare discorso.. “Anche voi italiani, eh?.. da dove venite, cosa fate qui a Barcellona?”.
Lui era Achille Bonito Oliva, famoso critico d’arte, forse a quei tempi il più famoso critico italiano (la stella di Sgarbi ancora non brillava..) e fondatore della transavanguardia. Era lì a Barcellona per organizzare una mostra, e la ragazzina era la sua assistente e segretaria, anche se non sembrava solo quello..
” e voi cosa fate qui, chiese Achille? “. “Noi vendiamo macchine per condensatori, siamo qui per un tour commerciale “, rispose Mauro , aggiungendo 100 altri particolari non richiesti.. ” Io invece sono qui per vendere le mie idee“, rispose Achille, con un sorriso di malcelata auto benevolenza.
Per me fu un’illuminazione. In quel momento mi si aprì un mondo, realizzai che si poteva vivere anche solo contando su se stessi, sulla forza delle proprie idee e in quel preciso momento capii che anch’io avrei voluto vivere così, che quello sarebbe stata la mia aspirazione professionale e forse il mio modello e stile di vita.
Quell’incontro credo che abbia segnato la mia vita. E per questo ancora lo ricordo con piacere e, a distanza di tanti anni, ringrazio per la prima volta chi ha pronunciato quelle parole.
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