Ritorno finalmente a scrivere sul mio blog dopo alcuni giorni di pausa dovuti ad un eccesso di stress e lavoro tra Milano e Roma che mi ha messo fuori gioco per qualche giorno; grazie ai miei corsi ho sempre occasione di conoscere persone ed aziende interessate al marketing digitale, a volte appartenenti a mondi davvero lontani tra loro; lunedì scorso per esempio durante un corso organizzato da Reed Business Information e dedicato ai produttori e distributori di porte, finestre ed infissi ho potuto constatare di persona che il Digital Divide esiste davvero; ho conosciuto Natale ed Emanuele, da Casoria, che lavorano in una bella azienda che produce profilature in allumunio e che sta ristrutturando il proprio sito web; alla domanda in che modo Internet potrebbe migliorare i vostri processi di gestione della relazione con il cliente, mi hanno detto candidamente: “..ma i nostri clienti, i serramentisti, artigiani e piccole a volte micro imprese della zona, molto spesso non hanno nemmeno il PC e il loro indirizzo email, ci spediscono via fax gli ordini con i disegni delle profilature fatte a mano… “. Io ho consigliato loro di trasformarsi in apostoli ed evangelizzare i loro clienti, offrendo loro dei corsi gratuiti, o addiruttura regalando loro un PC già configurato, magari facendo leva sui giovani o sui figli dei loro clienti. In alcune zone ancora la connettività e l’ADSL sembra una chimera.
La rete per me significa passione, creatività, libertà di espressione e comunicare ma anche reale strumento di lavoro; come pensare allora di favorire la rinascita e lo sviluppo di alcune zone del paese se la situazione reale è questa, se davvero esiste un’Italia a 2 velocità? Mi sono chiesto ieri, mentre in TV passavano le immagini del concerto del 1° maggio e si festeggiavano i lavoratori.
Secondo me la differenza è soprattutto un fattore “culturale”. Assolutamente esiste un’Italia a 2, se non a 3, velocità… purtroppo! Aggiungo: questa differenza non sempre dipende dalla dimensione dell’azienda, perché ce ne sono anche di medie dimensioni che hanno una conoscenza pari allo zero oppure, ancora peggio, pensano di saperne abbastanza per fare tutto da soli. Se da una parte questo mi rincuora, perché sarebbe un gran mercato disponibile, da un’altra parte è un gran problema perché essendoci poca cultura si lavora male.
Inoltre tutto va troppo veloce, non sucederà altro che aumentare sempre di più la differenza tra chi vede il web come un potenziale o ulteriore canale per il proprio business e chi ancora pensa che sia troppo per la sua azienda.
Ti linko il mio punto di vista del Working Capital Camp svoltosi a Catania: un evento dedicato a utenti che “conoscono” il web… ma secondo me poteva andare molto meglio.
http://www.rosariotoscano.com/2009/05/working-capital-camp-catania-29-aprile-2009/
Grazie del commento e della segnalazione Rosario. A presto.
Confermo per esperienza che purtroppo il digital divide esiste.
Anche in luoghi insospettabili come zone artigianali e industriali del Nord Italia (in piena pianura padana) non sono serviti da ADSL (la centrale Telecom di zona non supporta questa tecnologia – al più di possono ottenere delle costose HDSL a partire da 3000 euro anno in su). Costi non tutti possono sostenere (esempio il piccolo artigiano).