Concentrarsi sulla scrittura. Senza rumore, senza interruzioni. Senza distrazioni.
Solo un paesaggio innevato, in sottofondo. I bimbi sono fuori, in cortile a giocare.
Solo in casa. Pensare e scrivere, un tutt’uno.
Senza a volte è più. Senza è essenza. Anima pura.
silenzio. Solo il rumore delle dita sui tasti. Rumore fisico, meccanico, manuale. Pensiero digitale.
Trasformazione. Mutamento. Rinascita. Rigenerazione. Questo ora sto pensando, quanto sia difficile essere lineari, semplici, diretti, spontanei.
La società evoluta non ci porta a questo, ci impone modelli mentali, azioni e comportamenti filtrati, mediati, meditati, condizionati.
La nostra vita è un While condizionato, una sequenza di If che crea loop in cascata.
Mentre viviamo, accadono dei fattori che ci illuminano, ci urtano, ci esaltano, ci invitano ad agire. La vita è libero arbitrio fino ad un certo punto. Ma il punto qual è? E’ davvero un punto o un continuo susseguirsi di stati fisici e mentali, di strutture, modelli, progetti e soluzioni?
Insonnia. Un tempo pensavo e scrivevo di notte. Avevo più risorse. Ora dormo e mi alzo solo per andare in tempo. Ho meno ispirazioni di un tempo. Diciamo che ho perso la polvere sulle mie ali. Come le farfalle che non riescono più a volare. Suona il telefono, si rompe l’incanto, si infrange l’incantesimo.
E’ tempo di scuotersi, di alzarsi e scendere in cortile. Là ci sono facce, suoni, colori, nonostante questa ruvida e pallida giornata di luce senza sole.
PS.
Questo post è frutto del mio primo articolo scritto con Omnwriter, un programma di scrittura davvero originale.
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