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Tu sei qui: Home / lean Innovation / Lean Startup Machine: il mio 1° giorno

Lean Startup Machine: il mio 1° giorno

27 giugno 2015 - Leonardo Bellini Lascia un commento Archiviato in: lean Innovation

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Premessa

Vi scrivo poche note dal fronte; la prima giornata qui al Lean Startup Machine  è stata molto intensa, per me, in quanto Mentor, è iniziata alle 16.00 e si è conclusa quasi al mezzanotte, quando sono uscito dai locali di StartMiUp presso Copernico Milano.

L’Obiettivo del workshop

Secondo i principi della Lean Startup potremmo dire che uno degli obiettivi di apprendimento più forti è quello di insegnare un metodo per validare velocemente un’assunzione; solo se l’ipotesi (quella più forte, più “rischiosa”) sarà validata ha senso investire tempo e denaro nella concezione di una soluzione. Sulla maglietta che chi hanno dato c’è scritto: “Fail Fast, Succeed Faster”.

L’obiettivo finale è quello di presentare un nuovo modello mentale, un nuovo approccio, un nuovo Mindset per affrontare i problemi riducendo gli sprechi e gli investimenti (secondo la filosofia Lean del Modello Toyota, etc.)

Il Formato

Ho verificato che il workshop è molto impegnativo, a differenza di altre iniziative analoghe l’obiettivo qui è invitare, se non costringere, le persone ad  imparare ad usare un metodo, e ciò è sicuramente molto formativo.

Il metodo

Dopo una presentazione e un benvenuto, ai partecipanti è stato chiesto di scrivere i loro “problemi/idee” durante la prima serata ai partecipanti sono state comunicate “le regole del gioco” e spiegato il thinking tool della LSM, la Javelin Board, lo strumento che ci consente di riportare gli elementi chiave:

  • Il Problema: tipicamente il punto di partenza; deve essere formulato secondo una prospettiva del Cliente
  • Il Cliente: chi soffre maggiormente del problema identificato, chi è potenzialmente sensibile e ricettivo e interessato a risolvere quello specifico problema
  • Le Assunzioni da verificare; tra queste si chiede al team di identificare quella “portante”, che fa da architrave, senza la cui validazione cade il castello delle altre ipotesi e di fatto viene meno il problema.
  • Il criterio di successo: il team decide a priori, prima di uscire a fare le interviste (Get out of the building), quale sia il criterio di successo per validare la Riskiest Assumption; per esempio 13/20; significa che si stima di fare 20 interviste e dai feedback ricevuti 13 di queste validano la nostra ipotesi di base.

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Dopo questa spiegazione si è proceduto alla votazione delle idee e alla formazione dei team di lavoro, uno per ciascun problema. Il compito della serata era identificare gli elementi per comporre il 1° esperimento, che sarà condotto durante la seconda giornata, cioè oggi.

Alcune regole

  1. Non più di 5-7 parole per post-it. Brainstorming sul problema. Come si sceglie il problema? Si sceglie quella che è l’idea più solida. Si sceglie la declinazione più forte. I
  1. Assumptions: Le assunzioni sono le ipotesi che il problema esiste e che il customer abbia quel problema. Le possibili assunzioni sono il perché hai un problema. L’assunzione più rischiosa è che se non regge devo cambiare problema e/o client
  2. Criteri di successo: l’80% delle persone confermano l’ipotesi (es. il traffico a Roma fa schifo). Il criterio di successo va dal 60% in su
  3. Get out of the building: i team usciranno, distribuiremo una guida al workshop su come fare le interviste. Il lavoro del mentor arriva nel; Il mentor deve aiutare il team alla preparazione dell’intervista.
  4. Result & decision: in base al criterio di successo valido o non valido l’ipotesi
  5. Learning: il mentor aiuta il team a ragionare sui risultati delle interviste e a cambiare eventualmente pivot. Le domande devono essere qualitative, devono mostrare; si deve far ragionare sul learning. Il mentor non dà mai risposte, fa solo domande; LA risposta è “pensaci”, non dobbiamo dare noi le risposte.

La seconda giornata

Oggi parleremo di come impostare un’intervista e i team usciranno fisicamente fuori dal palazzo per andare a verificare sul campo, mediante una serie di interviste qualitative, la validità. il livello reale di interesse e di urgenza (Pain) delle loro assunzioni più importanti. Il resto ve lo racconterò.

Conclusioni

Passare da un’idea, soltanto dall’identificazione alla validazione del problema è uno dei punti cruciali per il successo di una futura startup. Il Workshop di LSM ti consente/costringe di concentrarti ad eseguire il processo di validazione in maniera rapida, focalizzata e incisiva, e così ti porta a cambiare metodo e prospettiva. Molto interessante ed istruttivo.  Pubblico come immagine quella che riporta una frase di Eric Ries, più volte citato ed evocato.

Alla prossima, stay tuned.

 

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Riguardo a Leonardo Bellini

Leonardo Bellini, fiorentino di nascita e milanese d'adozione. Condivide su questo Blog contenuti, spunti e riflessioni sul marketing digitale. Tra i suoi progetti: Social Minds, co-fondatore del Social case history Forum, Autore di "Fare business con il Web" - Lupetti Editore.

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